Anche ai piani alti di una delle più specchiate storie imprenditoriali del Nordest, si annida l’ombra dei veleni familiari e delle discriminazioni di genere. Proprio nei giorni in cui si festeggia la festa della donna, con consueto corredo di appelli e statistiche, a Treviso è stata pronunciata una sentenza che potrebbe fare scuola in termini di diritti. Nell’ambito di un contenzioso che ha come teatro la Keyline di Conegliano, la settimana scorsa il giudice del lavoro di Treviso non solo ha disposto il reintegro di una delle manager, annullandone il licenziamento, ma ha anche riconosciuto alla ricorrente, quantificandolo in 50 mila euro, un vero e proprio «danno da discriminazione». Quello che si legge nella sentenza è emblematico: «Tu non ti meriti la dirigenza e la posizione, io avrei bisogno di un uomo e per di più con esperienza» le diceva il capo. E ancora, dalle carte emerge come durante gli incontri aziendali, in presenza di altri dipendenti, l’amministratore dell’azienda ordinasse alla dirigente di fare i caffè a tutti i partecipanti affermando che ciò era compito suo (e della sorella) «in quanto donne».
