“Erano lì tranquilli, mio figlio e i suoi tre amici, bevevano una birra e scherzavano. Poi è arrivato questo gruppo, una decina di ragazzi. Si sono avvicinati e hanno iniziato a provocarli, senza un motivo. Mio figlio ha cercato di difendersi e a quel punto si sono accaniti soprattutto su di lui. È dovuto scappare e ha cercato rifugio dentro il Boomerang. A quel punto è scoppiato il finimondo: gli hanno tirato addosso di tutto”.
Parte da qui il racconto di Gianluca Bruschi, padre del 21enne riminese rimasto ferito nella feroce aggressione avvenuta la scorsa settimana sul lungomare Tintori, nella zona del portocanale.
È lui a ricostruire quanto sarebbe successo prima delle immagini diventate virali sui social: pochi secondi di video nei quali si vede un gruppo di persone scagliarsi verso il locale Boomerang, con sedie e altri oggetti che volano mentre il giovane cerca disperatamente di mettersi al riparo.
La vicenda risale alla notte tra giovedì e venerdì scorsi. Siamo nella zona del porto, vicino al Boomerang. Il locale, va precisato, non c’entra nulla con l’origine dell’aggressione ed era ormai in fase di chiusura. Il 21enne si trovava nei paraggi insieme a tre coetanei.
“Erano loro quattro, bevevano una birra, ridevano e scherzavano. Dalla spiaggia è arrivato questo gruppo, saranno state una decina di persone. Mio figlio mi ha raccontato che uno di loro aveva addirittura una maglia tirata sul volto, tipo un passamontagna. E avevano delle bottiglie in mano”.
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