I mesi in cella a comporre testi rap, a lavorare come «scrivano» per gli altri detenuti, a ripensare a «quella notte» in cui voleva divertirsi nei locali alla moda, e a Davide Cavallo, a come stava, ai suoi guai. Sei mesi a San Vittore culminati con una sentenza che lo riconosce non partecipe dell’accoltellamento — dieci mesi per omissioni di soccorso, a fronte di una richiesta del pm di dieci anni per concorso in tentato omicidio e rapina — preceduta dal momento dell’abbraccio in aula con Davide, il 22enne pestato e accoltellato lo scorso ottobre, e ora, nonostante i danni permanenti riportati, disposto a perdonare il responsabile di un gesto tanto crudele e insensato.
«Ci siamo avvicinati, ci siamo salutati, ci siamo parlati, Davide mi ha guardato e mi ha detto: “Stai attento, prenditi cura della tua vita”». Un breve momento di silenzio e poi aggiunge: «Questa cosa la apprezzo tanto, io non sarei stato in grado di perdonare come sta facendo lui; la mia vita deve ripartire da quell’abbraccio».
Ahmed Atia, 18 anni, e il primo giorno di libertà per un ragazzo della periferia di Monza che si è fatto un po’ più adulto, dopo sei mesi in carcere. Contestazioni cadute in primo grado per il ragazzo egiziano arrivato in Italia nel 2014. L’avvocato Elena Patrucchi, che lo ha difeso, ha sempre creduto nella sua estraneità ai fatti («fin dall’inizio ho sostenuto che le immagini delle telecamere lo collocavano fuori dalla scena dell’aggressione», dice la legale). Di diverso avviso la procura di Milano, che gli ha contestato il concorso con l’amico Alessandro Chiani, che ha materialmente inferto i colpi a Cavallo e altri tre minori. La sentenza, inaspettatamente, ha di fatto scagionato Atia dagli addebiti più gravi e ha punito Chiani ben oltre le conclusioni del pm, con la condanna a 20 anni.