E quindi è successo. Dopo una estenuante battaglia legale con l’immobiliare che gestiva il mio affitto da 12 anni, tra minacce di sfratto, 25 case viste e oltre 120 annunci spulciati, la decisione è stata presa. Io, milanese da 46 anni, cresciuta in Area C con una fede incrollabile nella nebbia e la convinzione che se il Duomo è sopravvissuto a tutto allora posso resistere anche io, ho deciso di trasferirmi in campagna.
Una sera di gennaio, dopo aver addormentato mia figlia, con un cognac sotto la coperta riscaldata e mille scuse per rimandare l’ultima uscita dei cani, inciampo in un annuncio immobiliare: 150 mq con 300 di giardino annesso. A un prezzo che a Milano non copre più nemmeno un monolocale. Il giorno dopo parto. Tra risaie e campi di grano avventuro il mio Suv, il cui unico training al momento è stato il parcheggio selvaggio davanti a scuola, verso il Monferrato, dove non ho mai messo piede ma qualcosa dentro di me mi dice di andare.
