L’ex assistente capo di polizia è accusato di aver ucciso il 26enne Abderrahim Mansouri durante un controllo antidroga a Rogoredo
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(LaPresse) Carmelo Cinturrino è arrivato martedì mattina, 6 ottobre, in tribunale a Milano per essere sentito dal pm Giovanni Tarzia, come chiesto dai sui legali dopo la chiusura delle indagini. L’ex assistente capo di polizia è accusato di omicidio volontario per aver ucciso, lo scorso 26 gennaio, con un colpo di pistola alla testa, il 26enne Abderrahim Mansouri durante un controllo antispaccio nel boschetto della droga di Rogoredo. «Sarà un momento di chiarimento, abbiamo atteso l’esito delle indagini e riconosciamo l’eccellente lavoro degli investigatori coordinati dal pm Giovanni Tarzia, lavoro che ci agevola enormemente nel fare chiarezza. Abbiamo parlato dal primo momento di una tragica fatalità e gli atti di indagine lo confermano. Sarà un confronto leale e Cinturrino non ha intenzione di sottrarsi a nessuna domanda», ha dichiarato l’avvocato Davide Giuseppe Giugno, che lo difende insieme con l’avvocato Marco Bianucci. Il pubblico ministero ha chiuso in estate le indagini contestando la premeditazione. Aggravante che, in caso di condanna, porterebbe all’ergastolo. I difensori hanno ribadito di aver sempre sostenuto «l’innocenza» del loro assistito e che è stata una «fatalità. Gli atti lo confermano. Ci auguriamo un confronto leale». Inoltre hanno aggiunto che, qualora il pm intenda affrontare anche temi che riguardano l’indagine parallela sulla presunta «squadretta» del commissariato Mecenate, Cinturrino è pronto a rispondere. Riguardo all’omicidio, invece, «spiegherà il traffico telefonico sostenendo l’assenza» di una azione premeditata. Quanto alle sue condizioni di salute, la difesa ha affermato che la «vera sofferenza» dell’ex poliziotto «non è per la carcerazione ma per una vita umana che non c’è più».