Fermo, quasi in contemplazione. Là, in cima alla rampa di scale che portano alla cantina. Il killer — Andrea Sempio, secondo le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, coordinate dal procuratore pavese Fabio Napoleone — si è soffermato a osservare il «lavoro» appena concluso. Il corpo in pigiama di Chiara, senza vita, buttato sui gradini. Il sangue dappertutto. I lividi e le escoriazioni sulle braccia. Perché Chiara s’è difesa. O, almeno, c’ha provato, all’inizio. Le ferite al volto. Che hanno poi dato il via all’aggressione. E la testa fracassata. A colpi di martello. Uno di quelli con la testa squadrata e la «coda di rondine», proprio come quello di cui il padre della vittima denunciò poi la scomparsa da casa.