Non si accorgono dell’embolia polmonare e lo curano con benzodiazepine perché depresso e muore. Risarcimento milionario per i familiari. Era arrivato al pronto soccorso di una struttura sanitaria del piacentino il 13 agosto del 2018, con vertigini e difficoltà respiratorie, ma il mattino dopo era morto durante un prelievo di sangue per embolia polmonare.
Il 66enne soffriva da anni di depressione e al suo arrivo in ospedale era stato inquadrato dai sanitari come caso neurologico a causa della presenza di «instabilità posturale, disorientamento spazio-temporale e marcia atassica».
Nei giorni scorsi il giudice Antonino Fazio del tribunale civile di Piacenza ha stabilito al termine del processo di primo grado che la struttura sanitaria deve risarcire i familiari ed eredi dell’uomo con circa 1 milione e 750 mila euro, tra danni e spese legali.
Si legge in sentenza: «La causa della morte va individuata nell’embolia polmonare non diagnosticata, in applicazione del criterio del "più probabile che non" così come ricostruito in giurisprudenza nell’ipotesi di concorso teorico di più fattori causali nessuno dei quali raggiunga una evidenza preponderante».
L’uomo al suo arrivo al pronto soccorso, stando al resoconto processuale, Veniva sottoposto a Tac cranica e visita neurologia e trasferito in ospedale dove veniva ricoverato in Neurologia.