«Beatrice? Era una bimba normale, come tutte…». Passano alcuni istanti e poi, in quella saletta per le audizioni protette davanti alla psicologa, si emoziona aprendosi finalmente in un sorriso. Una delle poche luci nel buio di questa storia devastante: «Non era quella bimba che magari ti prende l’acqua e te la butta sul muro macchiando tutto…».
Ha solo 9 anni, la sorellina della piccola morta per le ripetute botte inflitte dalla madre Manuela Aiello e dal compagno Emanuel Iannuzzi, ma è evidente che è già «adultizzata», per usare una parola che viene dai Servizi sociali che la seguono con l’altra sorella, 7 anni, entrambe ospitate in una struttura protetta.
La pm Veronica Meglio, che ha condotto l’inchiesta con il capo della Procura di Imperia Alberto Lari, ritrae questa ragazzina prendendo un iniziale spunto da quanto ha trovato nel cellulari sequestrati, messaggi, audio, sfumature colte in video e foto.
«L’analisi ne evidenzia la particolare maturità», si legge nella relazione inviata al gip, che poi ha disposto gli arresti di Aiello e Iannuzzi, una settimana fa.
Dalle chat, emerge la routine giornaliera che la vedeva, come una mamma, occuparsi delle due sorelle, «preparando da mangiare» e «cambiando i panni» di Bea. Incombenze quotidiane affidate «alla maturità — è il vocabolo che compare di nuovo — della bimba che solo in rare occasioni si rivolgeva alla madre per chiederle aiuto». E quando ciò capitava, la donna «la mortificava» con insulti e bestemmie «inducendo la figlia a scusarsi per il disturbo».