Qualche punto fermo e molti altri ancora da chiarire, destinati a portare avanti quello scontro tra le parti già iniziato negli ultimi giorni: dalle oltre sei ore di autopsia sul corpo di Abderrahim Fakir, il 42enne morto domenica scorsa al Pilastro di Bologna dopo essere stato immobilizzato a terra da due agenti di polizia, sono emersi sangue vivo nei polmoni e uno schiacciamento.
Ma questi non sono che i primissimi risultati da valutare in un quadro più ampio di accertamenti — sette i quesiti formulati dalla Procura di Bologna al momento del conferimento dell’incarico ai consulenti —, che hanno però portato ad avanzare come una delle ipotesi quella del decesso per asfissia.
Quel che al momento non è pacifico e non mette d’accordo l’avvocato della famiglia Fakir, Fabio Anselmo, e quello dei poliziotti, Gabriele Bordoni, è la causa di tutto ciò: per il primo dei due, sentito il suo consulente di parte, si tratterebbe senza ombra di dubbio di «un quadro asfittico da compressione», mentre per il secondo non ci sarebbe alcuna risultanza in tal senso: «Quel sanguinamento polmonare può avere genesi completamente diverse e l’assenza di fratture, soprattutto alle costole, e di una compressione della gabbia toracica portano a escludere un esubero di forza da parte dei poliziotti».