Gli impegni di Campionato delle italiane
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Domenica pomeriggio l’Atalanta giocherà in casa del Sassuolo, che sta molto bene, con l’obbligo di non lasciare nella per non rallentare la sua rincorsa; sempre domenica, ma di sera, la Juve scenderà all’Olimpico, ospite della Roma che proverà a batterla per dilatare a 7 i punti di vantaggio. Sia Atalanta che Juve saranno esauste, perché ieri sera si sono davvero tirate il collo per recuperare i loro playoff dopo i k.o. dell’andata: l’Atalanta c’è riuscita in coda a una prestazione perfetta, ma molto dispendiosa. Contro il Sassuolo sarà stanca ma almeno orgogliosa, e felice, perché la sua rimonta ai danni del Borussia Dortmund ha permesso al calcio italiano di non sparire dagli ottavi di Champions. Sarebbe stata la prima volta, e dal primo gol di Scamacca al rigore finale valorosamente conquistato da Krstovic e gelidamente trasformato da Samardzic, la partita è stata un lungo terremoto di emozioni culminata nel trionfo. La Juve non sarà altrettanto allegra, perché il 3-0 – quasi quattro – con cui ha conquistato i supplementari si è lì trasformato in un 3-2 duro da digerire, e i cui effetti sono l’eliminazione dall’Europa. Anche la Juve ha giocato con orgoglio, avrebbe meritato di realizzare l’impresa, e arriverà col fiatone al duello di Roma. Ma pure lei, come l’Atalanta, si è ribellata al paradosso tutto italiano di mollare la Champions in corso per concentrarsi su quella da confermare il prossimo anno per attingere ai suoi milioni. Per me non c’è dubbio che abbiano fatto bene.L’impotenza dell’Inter contro il Bodo, viceversa, può essere spiegata in diversi modi, quello ovvio delle assenze di Lautaro e Dumfries, quello discutibile della sottovalutazione di un rivale forte, quello inconscio (o conscio?) di un risparmio di forze per l’operazione scudetto ormai in dirittura. Resta il fatto però della netta eliminazione della capolista (con distacco) di serie A contro la seconda del campionato norvegese. È vero che il recente duello fra nazionali aveva dato un responso identico, due vittorie su due per i nostri rivali, ma questa è serie A, ci sono gli stranieri, con tutto il peso economico di una delle leghe più ricche del mondo. È per questo che il dato raggela, e scusate il facile rimando alle temperature scandinave: non dovrebbe essere possibile, e invece chi ha visto le due partite non può avere il minimo dubbio su quale sia stata la squadra migliore nei 180 minuti. È chiaro, come si diceva prima, che una sola squadra agli ottavi, e in circostanze eccezionali, suggerisca una risposta di sistema: qualcosa che smuova le acque stagnanti del nostro campionato. Però ci aspettiamo risposte anche individuali, dai singoli club, perché l’Inter capace di conquistare due finali di Champions in tre anni è un gruppo palesemente invecchiato a furia di plusvalenze e scambi alla pari, e l’affermazione di Pio Esposito, accompagnato dalle stagioni promettenti di Bonny e Sucic, non basta a compensare l’imminente pensionamento degli Acerbi e dei Mkhytarian e i vistosi cali di rendimento di Sommer, di Barella, di Thuram. Occorre un rinnovamento profondo, e il coraggio di considerare il più che probabile scudetto in arrivo il frutto estremo di un grande gruppo e non la scusa per rallentare la transizione verso una nuova Inter.
