"Scrivere è stato anche un modo per dire a mia figlia: non avere paura. Di nessuno. Nemmeno di te stessa”.
Roma, nell’anno del Giubileo, si è tirata a lucido: accoglie turisti, si mostra al meglio, riqualifica le proprie periferie. Ma tutto questo non basta. Ci sono luoghi che non sono quartieri, ma sentenze. Palazzoni tutti uguali costruiti in fretta, con la volontà (o forse ancora peggio, con la negligenza) di isolare, concentrare, segregare tossicodipendenti, criminali, disoccupati, famiglie sbriciolate dalla povertà e dall’abbandono. In questi luoghi i sogni finiscono contro i muri incrostati e i bambini sopravvivono senza alternative, senza modelli. Questo succede a Roma, in tutta Italia e nel mondo: intere generazioni nate in luoghi che non hanno futuro. Chi ce la fa porta su di sé una cicatrice che spesso ricomincia a bruciare.
È in questo scenario che si modella ‘Un giorno ti dirò tutto’ (HarperCollins). L’autrice Laura Buffoni decide di ritornare nella giungla, portandoci con lei a Laurentino 38, periferia sud di Roma, un quartiere-ghetto, costruito per mettere insieme i reietti della società.
Il vodcast ‘Il piacere della lettura’ con Giulia Carla De Carlo continua su quotidiano.net, nella sezione ‘Libri’ ?
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