L’arte, forse, è ciò che ha sempre avvicinato l’essere umano alla divinità. Sin dall’antichità pitture, sculture e anche la musica, per certi aspetti, univano il mondo finito all’infinito e al sublime. Da un lato, però, se con l’arte si cammina a passo lento verso l’essenza, è anche vero che l’essenza può essere orrorifica e tremenda. Quando entriamo in un museo possiamo scorgere opere che hanno attraversato secoli, ma su alcune di esse la ragione si ferma colpita da un senso di inquietudine difficilissimo da nominare. Ed è proprio in quel punto sottile che quell’immagine può diventare mistero e può nascere una storia.
Questo è successo a Mirko Zilahy, ospite de Il Piacere della Lettura, davanti al Trittico delle Delizie di Hieronymus Bosch, al Museo del Prado di Madrid. Un’emozione che l’ha straniato, gli ha fatto girare la testa e lo ha, in parte, divorato.
L’intervista di Giulia Carla De Carlo continua su quotidiano.net, nella sezione ‘Libri’
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