Emily Dickinson non è mai stata soltanto “la signorina chiusa nella sua casa di Amherst”. È stata una rivoluzionaria silenziosa, una donna che con i suoi trattini e i suoi versi spezzati ha anticipato il Novecento poetico, pur restando nell’Ottocento, e che ha continuato a eruttare parole come lava incandescente anche quando la società l’avrebbe voluta quieta e invisibile. Forse è per questo che, a distanza di oltre un secolo, continua a sedurci con la sua vita misteriosa e la sua poesia dirompente.
Di Emily Dickinson ha parlato la critica letteraria Sara De Simone, nel suo saggio: "Una tranquilla vita da vulcano" (Solferino). Un titolo che riprende un verso della poetessa, e che diventa chiave di lettura: la tranquillità come superficie, il vulcano come cuore pulsante.
“Di solito – spiega De Simone – ci si concentra sulla scelta di Emily di ritirarsi a 36 anni nella casa paterna. Ma quell’evento non basta a definirla. Prima di allora era stata una ragazza vivace, piena di amici, innamoramenti, serate culturali, letture condivise. Una donna aperta al mondo.”
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