? C’è una cravatta, all’inizio di questa storia. Una cravatta che è un talismano, uno scudo e una promessa di identità in un mondo dove tutto cambia troppo in fretta. La cravatta è legata al collo di Guido Caffè, il giovane protagonista di ‘Piccoli indizi di morte’, romanzo d’esordio di Alessandro Ferranti. E forse è proprio da quella cravatta — simbolo di fragilità e di resistenza insieme — che si può entrare davvero nel mondo di Ferranti: un mondo dove il mistero non è solo criminale, ma umano.
?️Ferranti, romano, uomo di cinema e di storie, ha un modo di parlare che somiglia ai suoi personaggi: diretto, curioso, pieno di rispetto per le ombre. “È difficilissimo raccontare un giallo senza spoilerare”.
?In effetti ‘Piccoli indizi di morte’ non è solo un giallo: è il ritratto di un ragazzo di venticinque anni, appena laureato, che si ritrova a fare la comparsa in un film ucronico su Aldo Moro. Ma quella scena — il cofano che si apre, l’uomo che invece di essere morto respira ancora — diventa il detonatore di un’indagine più grande, doppia, reale e interiore. Ferranti non si limita a evocare il caso Moro: lo attraversa, lo usa come lente per guardare la Storia e chiedersi “e se…?”.
Il vodcast ‘Il piacere della lettura’ con Giulia Carla De Carlo continua su quotidiano.net, nella sezione ‘Libri’ ?
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