Sono le parole pronunciate dal sindaco di Bologna, Matteo Lepore, nella sua prima apparizione pubblica
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«Penso di poter dire che in questo momento sono nelle mani dello Stato, mi fido dello Stato». Sono le parole pronunciate dal sindaco di Bologna, Matteo Lepore, nella sua prima apparizione pubblica dopo la decisione della Prefettura di assegnargli una scorta a fronte delle minacce ricevute via social dopo la manifestazione del 20 luglio in piazza Nettuno in solidarietà con famiglia di Abderrahim Fakir. Lepore dice non sentirsi in pericolo. «Chi fa il mio lavoro è sempre esposto a rischi, i sindaci lo sanno molto bene. Nella nostra città io sono abituato a girare liberamente ad ogni ora del giorno della notte e continuerò a farlo con alcune accortezze. Credo che sia importante, che il sindaco mantenga un rapporto con la comunità», osserva Lepore a margine della presentazione delle iniziative in occasione del 46esimo anniversario della strage del 2 agosto.«Ho grande rispetto per il loro lavoro», dice a proposito degli agenti schierati a sua protezione, ma «farei volentieri a meno della limitazione della mia libertà, ma è un obbligo che mi è stato presentato da parte del prefetto e quindi lo seguirò», aggiunge. Quanto alle dichiarazioni di solidarietà arrivate da esponenti del governo e del centrodestra, Lepore commenta: «Ho letto le dichiarazioni del ministro Matteo Piantedosi, ringrazio il Viminale, ringrazio gli agenti che che mi seguiranno e tutto il personale di polizia. Ci tengo a chiarire che io non ho chiesto la scorta, ho sporto denuncia per delle minacce che sono arrivate», puntualizza.