Negli occhi di chi oggi, pur lavorando, è costretto a dormire in parcheggio perché non trova una casa, rivive forse un po’ del suo passato: «Molti anni fa – racconta – quando andai a lavorare nella Germania del Nord, io stessa ebbi difficoltà ad avere una casa in affitto perché straniera, nonostante fossi europea, avessi un contratto di lavoro e parlassi un po’ tedesco».
Con una lettera aperta l’imprenditrice che la settimana scorsa si è offerta di pagare nuovamente l’albergo ai migranti del Park Dal Negro a Treviso ha scelto di offrire una sua testimonianza diretta.
Le sue parole puntano alla comprensione, al dialogo e, con una punta di orgoglio veneto, alla concretezza: «Come imprenditrice veneta anche io ho voluto dare una mano ai lavoratori stranieri senza casa che sono costretti a dormire all’addiaccio – scrive -. Noi veneti siamo gente pratica e senza tanti giri di parole: sappiamo bene che i lavoratori stranieri ci servono come il pane. Le nostre famiglie ne han bisogno per la cura della casa e degli anziani, per portare cibo in tavola con i lavori agricoli e nei ristoranti, per guidare bus e camion». Dritta al punto.
L’imprenditrice ricorda il pesante squilibrio demografico e la situazione dell’Inps: «I contributi di questi lavoratori – fa notare – servono al sistema pensionistico e alle casse dello Stato».