Viaggio tra le stanze dove il poeta fiorentino trascorse la giovinezza e pensò al suo capolavoro, i Canti Orfici
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C’è una soffitta che sembra un ripostiglio, dove filtra soltanto un filo di luce da una minuscola finestra e dove un ripiano di cemento e mattoni veniva usato come tavolo. Qui, in questo cunicolo asfissiante, claustrale ancora più di una cella monacale, trascorreva le sue ore serene e inquiete il giovane Dino Campana, intento a leggere e studiare, seduto su un panchetto, senza nemmeno lo spazio per allungare le gambe.Leggeva le opere di Nietzsche e I grandi iniziati di Edouard Schurè. Amava la letteratura e la poesia d’Oltralpe, tanto che a quattro anni sapeva recitare l’Ave Maria in francese. Litigava spesso con la madre: nel giardino sottostante volavano piatti. Dalla strada si sentivano le urla. Testimonianze dell’epoca raccontano che il piccolo Dino venisse trascurato dopo la nascita del secondogenito. E intorno ai quindici anni gli vennero diagnosticati i primi disturbi nervosi. E chissà che proprio questa casa, dalle geometrie anguste e opprimenti, non abbia contribuito alla spigolosità del suo carattere.Entriamo nella casa di Dino Campana a Marradi dopo che, l’anno scorso, l’immobile è stato acquisito dall’Unione Montana dei Comuni del Mugello, che l’ha comprato dai discendenti del poeta per affidarlo in gestione al Comune di Marradi. Per la prima volta, si possono visitare gli spazi dove il giovane Dino trascorse la sua infanzia e la sua adolescenza, spazi che saranno aperti in futuro in concomitanza con eventi speciali. Campana era solito ritirarsi nella soffitta, in questa specie di sottoscala malinconica dove oggi ci sono polvere e valigie antiche, stracci, briciole di calcinacci, giornali vecchi.Adorava leggere qui e nel piccolo loggiato con tre archi, accanto al giardino dove ancora oggi c’è la stessa magnolia. Attorno alla casa, si snoda il piccolo rio Collecchio, affluente del Lamone. Se ne sente il suo dolce ruscellare, che ha cullato i sonni del poeta. Un immobile su tre piani che adesso, come ribadito dal sindaco di Marradi e presidente dell’Unione Montana dei Comuni del Mugello Tommaso Triberti, sarà ristrutturato attraverso un finanziamento di circa un milione di euro attraverso un bando pubblico internazionale.Diventerà casa-museo, foresteria per scrittori e poeti, sede della Fondazione «Marradi Cultura – Dino Campana». Un luogo simbolo, un luogo magico.
Dino viveva all’ultimo piano, insieme alla madre Francesca e al padre Giovanni, che come lo zio Torquato era maestro alle scuole elementari, mentre lo zio Francesco era sostituto procuratore del re. L’ultimo piano aveva spazi più ampi ma i soffitti erano più bassi e le finestre più piccole. Per arrivarci c’è una scala lunga e ripida, con una corda di canapa come corrimano, forse la stessa dove si sosteneva il piccolo Dino.Fu proprio in queste stanze che Campana concepì i Canti Orfici, come scritto nella lapide di marmo affissa sulle pareti esterne dello stabile. Un’adolescenza travagliata, quella di Dino, che avrebbe dovuto fare il farmacista in paese come voleva suo padre, motivo per cui studiò chimica.
Ma l’ardore di scrivere, come racconta Walter Scarpi, presidente del Centro studi campaniani, sovrastava tutto e alla fine prese il sopravvento. Alla vita stanziale, preferì la vita errabonda. Il fratello Manlio andò a lavorare in Sicilia come dirigente di banca e i suoi discendenti sono siciliani. Sono stati loro, qualche anno fa, a decidere che, dopo anni di abbandono, la casa del poeta dovesse essere valorizzato. Si arriva così all’acquisto da parte dell’Unione dei Comuni montani.E dal sogno del rilancio di questa casa, dove ancora restano gli oggetti di una volta, quelli dei discendenti. Al primo piano ci sono ancora i bicchieri sopra una tavola, i paralumi sui comodini, le sedie in legno, i letti, gli specchi, gli armadi, un televisore. E all’ultimo piano, quello di Campana, c’è un baldacchino in legno per una culla dove, secondo le testimonianze, sono nati tutti i bambini di questa casa. E chissà, forse anche Dino.