Operazione di marketing è un modo di dire che s’usa di frequente con intento squalificante, a sottintendere che un prodotto, un progetto o una qualsiasi creazione rispondono solo a bieca propaganda, volontà di profitto, con scarso contenuto d’autenticità. Ecco, la connotazione negativa va rimossa per raccontare quel che accadde quasi un secolo fa a Milano, negli uffici del cavalier Angelo Motta, quando si iniziò a progettare il lancio d’un nuovo prodotto: un dolce che non aveva tradizione, né nome, che fu di sana pianta inventato, e che in pochi anni s’impose nell’immaginario collegandosi al simbolo religioso della Pasqua: risale agli anni Trenta del Novecento l’invenzione (milanese) della colomba. E fu una mossa industriale che s’impose grazie a una sagace, riuscitissima operazione di marketing, pur se all’epoca il concetto non s’esprimeva con l’attuale anglicismo. Il padre inventore del dolce fu infatti un geniale «direttore della pubblicità»: Dino Villani.
Che senso ha ritornare oggi, alla vigilia della Pasqua 2026, all’invenzione della colomba? In prospettiva storica, bisogna ad esempio ricordare che nel momento in cui il secondo dolce milanese a conquistare l’Italia sta per compiere cent’anni, l’artigianato affronta la più grave crisi di ricambio generazionale in un secolo. Le pasticcerie artigiane sono 181 in provincia di Milano e 49 in Brianza, e «la difficoltà di reperimento di personale qualificato — spiega Marco Accornero, segretario di Unione artigiani — si attesta al 55 per cento. I nostri maestri pasticceri scelgono di non scendere a compromessi sulla qualità nonostante l’impennata di costi dell’energia e delle materie prime». I prezzi oscillano mediamente tra i 35 e i 50 euro al chilo per i prodotti di maggior pregio, «con rincari contenuti al 3-4 per cento rispetto al 2025».
