Antonelli e Cobolli protagonisti in Francia, e i loro papà posso essere orgogliosi di loro
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Per un Paese tacciato di essere mammone, è stata una domenica sportiva molto centrata sui papà. Marco Antonelli ha seguito dai box, come fa sempre, la gara vittoriosa di Kimi, e per quanto suoni incredibile anche questo è un evento che ormai accade sempre. Non è stato un pomeriggio breve a Montecarlo, perché a causa di una sospensione della gara per problemi di asfalto sbrecciato, l’enfant prodige bolognese ha dovuto vincere il gran premio due volte; e comunque Stefano Cobolli ha sofferto più a lungo, perché la finale del Roland Garros di Flavio è durata oltre quattro ore e purtroppo non si è conclusa altrettanto bene. Al quinto set ha vinto Zverev. Al di là dei risultati diversi, è stata un’altra domenica nella quale il talento italiano ha fatto un figurone: Antonelli ci sta abituando a quest’eccellenza, e nel torneo in cui Sinner, per una volta, ha segnato il passo, Cobolli l’ha sostituito quasi in toto. Confesso di averci creduto, su quel lungolinea che ha risolto il tie-break del quarto set dopo che un errore marchiano l’aveva riaperto. Ed è proprio su quel colpo che papà Stefano, leggendo la disperazione negli occhi del figlio, gli ha gridato che anche la palla successiva era un set-point, sia pure sul servizio dell’avversario. L’ha distolto dalla frustrazione ricordandogli la nuova possibilità, e Flavio l’ha colta guadagnandosi il quinto set.Marco Antonelli non ha gli stessi compiti tecnici con Kimi, quando il figlio interloquisce con i box sono gli ingegneri di pista a rispondergli, a guidarlo, a incoraggiarlo. Ciò non toglie che lui sia fra gli ultimi a salutarlo quando si sgombra la pit-lane per la partenza, e il primo a bucare il cordone della security per abbracciarlo dopo un successo. E in questo mix di affetti paterni e consigli tecnici, mi piace pensare che Marco Antonelli e Stefano Cobolli abbiano rappresentato ieri tutti i papà che si svegliano presto o vanno a letto tardi per portare i figli a fare sport; per farli crescere bene – mens sana in corpore sano è una delle massime più giuste che i latini ci abbiano lasciato – e magari anche per coltivare qualche ambizione perduta per strada.Marco correva in macchina, Stefano giocava a tennis, entrambi con discreti risultati, ma non sufficienti a venire definiti campioni. Chissà cos’hanno pensato la prima volta in cui i loro ragazzi li hanno lasciati a bocca aperta, mostrando di aver ereditato la stessa passione, ma a un livello tanto, tanto più alto. Ieri Kimi è diventato il pilota più giovane ad aver vinto il gran premio di Monaco, e se nella prima partenza aveva accanto Max Verstappen nella seconda gli è toccato Lewis Hamilton, undici titoli mondiali in due. Il fatto che entrambe le volte sia arrivato per primo alla curva di St.Devote, presupposto per vincere la corsa, ci racconta un talento di ghiaccio. Flavio Cobolli ha interpretato invece la finale di Parigi con grande calore, lottando con un avversario che per ora gli sta ancora davanti e arrendendosi soltanto dopo cinque set. Marco e Stefano possono essere orgogliosi dei loro ragazzi. E noi con loro.