Nel suo intervento, durante il quale è più volte scoppiata a piangere, la giovane ha detto di provare «un dolore difficile da raccontare», ma anche di «non volere che una vita venga dimenticata.
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«Noi oggi non siamo qui per chiedere odio o vendetta, ma per chiedere verità, giustizia e rispetto». A dirlo, venendo travolta dagli applausi in piazza Nettuno a Bologna, è la nipote di Abderrahim Fakir, il 42enne morto ieri al Pilastro dopo essere stato immobilizzato a terra da due poliziotti. Nel suo intervento, durante il quale è più volte scoppiata a piangere, la giovane ha detto di provare «un dolore difficile da raccontare», ma anche di «non volere che una vita venga dimenticata. Abderrahim- ha spiegato- era una persona, un uomo con una storia e con persone che lo amavano profondamente. Non era un numero, una notizia, un caso: era una persona amata, e qualcuno ieri ha deciso di portarla via». Quello che è successo, ha dichiarato, «ci lascia dolore, rabbia e tante domande», e la cosa «più difficile da accettare è che in un momento di fragilità qualcuno possa non essere riuscito a proteggerlo, e oggi noi chiediamo risposte». La richiesta è quindi «che venga fatta piena luce su chi aveva la responsabilità di tutelare una vita, su chi doveva intervenire», perché «chi indossa una divisa ha la responsabilità enorme di proteggere le persone, soprattutto le più vulnerabili. Per questo chiediamo che ogni eventuale mancanza venga accertata con la massima attenzione, e se verranno accertate responsabilità vengano presi provvedimenti adeguati, e chi è responsabile non possa più esercitare quel ruolo».