La rivoluzione Orsato alla prova dell’Europa

di Furio Piccione

La rivoluzione Orsato alla prova dell’Europa

| martedì 08 Settembre 2026 - 13:42

Guarda il video su Corriere: https://video.corriere.it/condo-orsato/f542f394-3dc7-4576-9456-7acaf294bxlk

Le prime partite europee della stagione sono ovviamente un test prematuro, ma confesso una certa curiosità di scoprire il comportamento delle squadre italiane dopo tre settimane di cura Orsato, e per comportamento non intendo il risultato – non ancora – ma il modo di stare in campo. Nelle ultime stagioni il salto dal campionato alle coppe era molto lungo: abituate in serie A a un gioco continuamente interrotto da microfalli e simulazioni, e alle conseguenti pause spezza-ritmo, le nostre formazioni si trovavano a mal partito contro avversarie non necessariamente migliori dal punto di vista tecnico, ma molto più allenate a uno sforzo continuo e privo dei mini-recuperi garantiti dalle interruzioni. Diciamo subito che a monte del cambiamento di quest’anno c’è il cambio di regolamento che prescrive il minuto a bordo campo – come se fosse l’espulsione temporanea della pallanuoto – da chi viene soccorso, con il conseguente stop al gioco. Quando se ne iniziò a parlare, perché l’andazzo stava portando il calcio alla rovina, pensavo che i minuti di esclusione sarebbero dovuti essere due, ma devo riconoscere che anche uno sta cambiando le cose, assieme all’accelerazione delle sostituzioni e delle rimesse laterali. Daniele Orsato, da quest’anno designatore della serie A, ha aggiunto a tutto questo un’interpretazione del ruolo coerente con quello che era il suo stile arbitrale, e che riassumerei in una frase che tutti i direttori di gara ripetono ma pochi hanno applicato in questi anni: il calcio è uno sport di contatto. La direttiva data agli arbitri quest’anno è apparsa evidente fin dalla prima giornata, lasciar correre tutto ciò che appare accettabile nella dinamica del gioco, dove la parola chiave è appunto “dinamica”. La logica conseguenza è che anche al Var sia stato raccomandato di alzare molto la soglia del fallo per cui si rende necessario il richiamo dell’arbitro in campo alla revisione video. Portandola così in alto, nelle prime tre giornate – o meglio nelle prime 28 partite, questa registrazione è avvenuta prima delle due gare di ieri sera – non c’è stato alcun richiamo. Come aveva raccomandato anche Rosetti in sede Uefa, siamo tornati alla definizione originaria di “chiaro ed evidente errore”. Quanti ce ne sono in un campionato, di svarioni clamorosi? Diciamo cinque? Dieci? Li misureremo a fine campionato: intanto, giocare.È la fine della moviola in campo. Dell’autopsia del match che strappava all’arbitro la valutazione della forza portata in un tackle (quante volte abbiamo sentito “il contatto c’è”, come se bastasse). Siamo molto favorevoli a questa svolta, perché Orsato sta aiutando il nostro calcio a rientrare in Europa sviluppando il ritmo e la velocità necessari, come ha ricordato giustamente Gasperini dicendo che con le vecchie abitudini – giocatori a terra, gioco interrotto e con quello l’impeto della Roma – la rimonta in extremis di sabato se la sarebbe sognata. Naturalmente non tutto è perfetto, in questa rivoluzione: la brusca oscillazione del pendolo dei contatti nella direzione opposta s’è mangiata pure i calci di rigore, e questo alla lunga diventa un vulnus al regolamento e una scusa per chi vorrebbe il ritorno allo status quo. In coerenza col suo stile l’arbitro Orsato ne dava meno dei suoi colleghi (0.27 a gara contro una media di 0.35), ma ne dava: il designatore Orsato farebbe bene a incoraggiare i suoi uomini a non essere timidi.

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