Le nozze dei «Me contro Te»
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«Papà, muoviti. Facciamo tardi al matrimonio». Aurora, nove anni, ha un velo di tulle fissato a un cerchietto luminoso: nel sole del pomeriggio le lampadine quasi scompaiono; più tardi le disegneranno attorno al viso una piccola aureola intermittente. Con una mano trascina il padre verso l’ingresso, nell’altra stringe una bacchetta rosa — luminosa anche quella. Lui procede carico di zaini, bottigliette e giacche. A ogni matrimonio qualcuno arriva in ritardo. A questo sono i figli a richiamare all’ordine i genitori. Succede fuori dall’Unipol Dome di Milano, dove sabato 5 settembre Luigi Calagna e Sofia Scalia — Luì e Sofì dei Me contro Te — celebrano le nozze davanti a seimila persone. Cerimonia, concerto, orchestra, ballerini, fuochi d’artificio. Per partecipare si acquista un biglietto: da 48 a 110 euro, 250 in più per essere ricevuti dagli sposi prima dello spettacolo. Ma per molti bambini non è uno spettacolo. È un matrimonio vero. Il primo della vita.
L’invito diceva: «Venite alle nostre nozze». Sono venuti alle nozze. Abiti lunghi, fiocchi, bouquet in miniatura, cartelli preparati a casa, coroncine fra i capelli. E veli. Bianchi, rosa, corti sulle spalle o abbastanza lunghi da impigliarsi nelle sedie. La sposa è una. Le bambine, prudentemente, si sono preparate. Hanno scelto gli abiti, imposto la trasferta, stabilito l’abbigliamento. I genitori — a volte anche i nonni — hanno pagato, guidato, portato le borse. Ora seguono. I figli indicano la fila, controllano l’ora, spiegano chi sia Pongo — Michele Savoia, attore e presenza stabile nel loro universo — e perché il Signor S, nonostante una lunga carriera da antagonista, sia stato ammesso alle nozze.