«Perché ero lì in via Emilia? Dovevo fare degli acquisti con mia figlia Sara, 24 anni: volevamo comperare dei pantaloni per il suo primo giorno di lavoro. Avevamo passato da pochi istanti quella boutique… Poi abbiamo avvertito il boato alle spalle, e subito dopo un silenzio di tomba, irreale. Passato lo choc, forse un minuto, forse di più, forse di meno, ho visto quella donna a terra, mi sono avvicinata: situazione gravissima, le gambe tranciate. Ma c’era già un medico che chiedeva delle forbici. A quel punto ho cominciato il mio lavoro… Gli ho detto: “Guarda non ti preoccupare, le ho con me nella borsetta”. Le abbiamo tagliato i pantaloni, lui si è tolto la cintura per fermare l’emorragia a una gamba. A quel punto ho gridato: “Servono altre cinture!”. Non so come, qualcuno mi ha messo in mano un laccio emostatico».
Ecco: il laccio emostatico poi lo ha legato lei?
«Sì».
Senza quel «tourniquet», quella donna quanto sarebbe sopravvissuta?
«Non più di 3 o 4 minuti».
Viktoriya Prudka, 48 anni, cinque figli (tra cui una adottiva), ucraina e in Italia dal 1998, è un’infermiera alla Pneumologia del Policlinico di Modena. Al Corriere spiega come sia stata salvata la turista tedesca di 69 anni travolta dalla Citroën di Salim El Koudri. Una storia emersa grazie alla Gazzetta di Modena che ha fatto di tutto per rintracciare quest’«eroina per caso» rimasta sinora sconosciuta.