Il bello si vende bene
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Un anno e mezzo fa, quando apparve ormai chiaro che il Como non era una normale neopromossa in serie A ma un ambizioso progetto di gioco destinato a progredire, lo accostai alla Sampdoria di Paolo Mantovani. I punti di contatto con la grande avventura blucerchiata degli anni 80 e 90 erano numerosi: una proprietà nuova molto più facoltosa della precedente, un piano basato sul reclutamento di giovani talenti, l’emersione fra loro di un paio di campioni destinati a segnare un’epoca. Nel rispetto delle differenze che sempre esistono fra i giocatori, perché non ce ne sono due uguali, dissi che Nico Paz e Assane Diao mi ricordavano Roberto Mancini e Luca Vialli nei loro anni doriani, quelli culminati nello scudetto del 91 e nella finale di coppa Campioni del 92. Un anno e mezzo fa ancora mi sfuggiva la profondità industriale – se vogliamo chiamarla così – dell’operazione Como: non era soltanto un ambizioso progetto di gioco, ma un piano a 360 gradi per sfruttare l’incanto del lago e la sua vendibilità nel mondo mai in crisi dei beni di lusso. Un progetto costruito sul bello, perché se vuoi sfondare su certi mercati devi rendere appetibile la partita anche a chi non è tifoso, e molto attento a una fusione felice col territorio. La curva del Sinigaglia ricostruita in un’estate è stata una manifestazione di potenza. I posti in tribuna per il debutto Champions cui i manager del club hanno rinunciato per far entrare i tifosi di vecchia data sono stati una deliziosa mossa umana. E anche una geniale di marketing.Come si diceva, il gran gioco montato da Fabregas sul telaio di giovani talenti è la condizione necessaria perché il piano abbia successo. Il presidente Mirwan Suwarso mostra ottima cultura calcistica nell’accostare il lavoro di Cesc a Como a quello che Johan Cruijff fece all’epoca a Barcellona, impiantando in Catalogna il seme olandese che avrebbe fruttato nel tempo Pep Guardiola e, seppure per germinazione indiretta, Luis Enrique. Verrà il giorno, probabilmente non lontano, in cui Fabregas allenerà il Barcellona o l’Arsenal, e fra i motivi per cui pensiamo che li porterà al trionfo c’è anche l’educazione alla difesa appresa in Italia: provando a ragionare in prospettiva, la capacità che ha di adeguare il suo splendido calcio d’attacco alle esigenze di copertura che si verificano in certi momenti delle partite scaverà una differenza con chi è cresciuto soltanto in contesti ultra-offensivi. Dei quattro gol al Lipsia che hanno bagnato lo sbalorditivo debutto in Champions, soltanto il primo è nato da una manovra d’attacco: il secondo è stato un lancio lungo così perfetto da risultare un assist, terzo e quarto sono venuti da contropiede puri. Gioco puro, giocatori purissimi. Faceva sorridere a fine gara la lista della spesa enumerata da Fabregas con le cifre spese per ciascuno dei suoi talenti, dai 2 milioni per Butez ai 6 per il primo prestito di Nico Paz, dagli 11 per Diao ai 25 per Baturina. All’epoca sembravano tanti, ora sono assai più che raddoppiati. A gennaio gli inglesi verranno con assegni molto corposi, ma non sarà quella l’ora delle plusvalenze. Quando Fabregas a fine gara ha detto che si godrà il successo per 5 minuti per poi riattivare l’attenzione sulla prossima gara di campionato, ha dichiarato qual è l’obiettivo stagionale del Como.