Il verdetto è arrivato oggi, venerdì 5 giugno, dopo poco più di un’ora di camera di consiglio. La corte d’assise d’Appello di Torino ha assolto per legittima difesa Makka Sulaev, la ragazza (all’epoca 18enne) che il primo marzo 2024 uccise a coltellate il padre Akhyad, 50 anni, per difendere la madre dall’ennesima aggressione violenta dell’uomo.
«È stata fatta giustizia», sono state le prime parole pronunciate dall’avvocato Massimiliano Sfolcini, legale di Makka. «Questa ragazza non meritava la sentenza di primo grado. Ora l’emozione è tanta, è forte. In aula ha pianto, finalmente è libera. È stato stravolto l’impianto accusatorio, si parlava di premeditazione, in appello è stata assolta per legittima difesa», aggiunge l’avvocato. «Forse la sentenza sarà impugnata dalla Procura generale in Cassazione, ma nel frattempo Makka è libera», sottolinea ancora Sfolcini. Il legale aggiunge poi che «il tema della violenza domestica deve essere affrontato con un approccio differente rispetto a quello del processo di primo grado. La violenza domestica – spiega – è un fatto culturale. Le vicende come quella che abbiamo appena esaminato non si possono gestire e trattare con gli strumenti che ordinariamente si utilizzano per altri casi».