Navi Pillay ha vinto il Nobel per la Pace 2026, ma quando il Comitato ha provato a chiamarla per comunicarle la notizia, lei non ha risposto: in quel momento si trovava al Tribunale di Norimberga.
La giurista sudafricana di 85 anni è stata premiata per il suo impegno in favore del diritto internazionale e nella lotta ai genocidi.
Dopo l’annuncio, il Comitato del Nobel ha tentato più volte di contattarla senza successo. Il referente Jørgen Watne Frydnes, davanti ai giornalisti, ha persino lanciato un appello pubblico: «Se vede un numero norvegese che chiama, per favore risponda».
Pillay non stava ignorando la telefonata: si trovava a Norimberga, dove è stata raggiunta da Agnès Callamard di Amnesty International.
La sua prima reazione pubblica è stata ironica. In un video diventato virale sui social, ha scherzato: «Se applaudite un po’ più forte, potrei condividere il Premio con Trump».
Una battuta che richiama il rapporto del presidente statunitense Donald Trump con il Nobel per la Pace, premio che ha più volte detto di meritare.
Ma chi è Navi Pillay? Nata nel 1941 a Durban, in Sudafrica, da una famiglia di origine indiana, ha proseguito gli studi nonostante le difficoltà dell’apartheid, laureandosi e specializzandosi anche ad Harvard. È stata la prima donna non bianca a diventare giudice dell’Alta Corte sudafricana e ha lavorato per la difesa dei diritti umani, schierandosi contro la segregazione razziale e di genere.
Nel 1992 ha contribuito alla fondazione di Equality Now, organizzazione internazionale per i diritti delle donne. Ha inoltre guidato a lungo il Tribunale penale internazionale per il Ruanda.
Nel 2025, come presidente della Commissione d’inchiesta sui territori palestinesi occupati, ha presentato un rapporto sul genocidio commesso da Israele ai danni del popolo palestinese.
Un Nobel che riconosce una lunga carriera dedicata al diritto internazionale e alla tutela dei diritti umani.