Un errore diagnostico, una terapia durata quasi tre anni e una malattia provocata proprio dai farmaci somministrati per curare un cancro che non c’era. A 17 anni di distanza dalla morte di una donna di 59 anni residente nel Nord Salento, il Tribunale civile di Lecce ha riconosciuto ai suoi familiari un risarcimento complessivo di un milione e 371mila euro.
La sentenza è stata pronunciata dalla giudice Caterina Stasi, della prima sezione civile, al termine del procedimento promosso dal marito, dai figli e dai nipoti della paziente nei confronti del medico che l’aveva avuta in cura e dell’Asl di Lecce. Dalla somma stabilita dovrà essere detratto quanto già versato dalla compagnia assicurativa nel corso del giudizio. Medico e azienda sanitaria sono stati inoltre condannati al pagamento di oltre 30mila euro di spese legali.
La vicenda risale al periodo compreso tra il 2004 e il 2007. Alla donna era stata diagnosticata una formazione maligna, mentre la lesione era in realtà un angioma, dunque di natura benigna. Sulla base di quella valutazione, rivelatasi errata, la paziente fu sottoposta a 57 somministrazioni di mitoxantrone, un farmaco chemioterapico, nell’arco di circa 33 mesi. A prescrivere e proseguire il trattamento era stato un medico all’epoca in servizio nell’ex ospedale Sambiasi di Nardò e oggi in pensione.