«Noi qui lavoriamo dal lunedì al sabato dalle sette alle sei di sera. Siamo al lavoro forzato». A dirlo è un operaio, di nazionalità keniota, intervistato, durante una manifestazione di Cgil,Cisl e Uil, davanti al cantiere milanese del nuovo consolato americano. Qui l’uomo ha lavorato per la Caddell, agenzia intermediaria turca finita sotto inchiesta per caporalato, a sua volta subappaltatrice di un colosso americano dell’edilizia. L’operaio ha spiegato che sulla busta paga figuravano 1.470 euro, ma che vitto e alloggio, formalmente a carico del datore di lavoro gli venivano trattenuti per circa 850 euro al mese, riducendo la paga reale a meno di 2 euro l’ora. «Quando ti viene dato lo stipendio, loro decurtano la casa, loro decurtano il cibo, poi tu sei rimasto con forse 500 euro – ha aggiunto –. Per quanto riguarda il contratto, era triennale, ma mi hanno licenziato mentre ero in vacanza, il 31 gennaio». Alla domanda se avesse subito minacce, l’operaio ha risposto senza esitare: «Mi hanno detto che non dovevo trovarmi qui. Devo tornare nel mio paese di origine». Nel frattempo il manager dell’agenzia intermediaria è stato fermato a Bergamo mentre era in procinto di partire per la Turchia.