«Perché l’abbiamo fatto? Ma perché è giusto così. Non è che ci abbiamo pensato più di tanto. Ho visto quello che scappava col coltello in mano e mi è venuto spontaneo dire a mio figlio: “Corri, prendilo, non lasciarlo andare”». Osama Mohamed Shallaby, egiziano, 56 anni, non ci vede nulla di straordinario nel suo gesto. Lui, suo figlio Mohamed Osama di 20, e un altro ragazzo originario del Bangladesh sono i tre cittadini stranieri che sabato pomeriggio hanno rincorso e immobilizzato Salim El Koudri, in fuga dopo aver tentato una strage con l’auto lanciata a folle velocità. In particolare il sangue freddo di suo figlio è stato decisivo per evitare che il primo che è intervenuto per fermare l’attentatore, Luca Signorelli, venisse colpito da una terza coltellata che avrebbe anche potuto ucciderlo.