Pensavo a che cosa avrei potuto scrivere ancora su Giulia e su tutte le altre. E su Filippo, il ragazzo assassino e vigliacco, e su tutti gli altri, assassini e vigliacchi. Le parole per me – per tutti noi – le ha trovate il padre di Giulia, Gino Cecchettin. Le ha trovate la sorella di Giulia, Elena.
“Da questa vicenda – hanno detto – deve nascere qualcosa. Stare qui a piangere non serve a nulla: dobbiamo proteggere le ragazze del presente e del futuro perché Giulia questo avrebbe voluto”.
Bisogna agire, non solo parlare. Metterci ciascuno di noi il proprio corpo e la propria voce: la responsabilità personale ha sempre un peso gigantesco nei grandi cambiamenti collettivi. E quello a cui ci troviamo di fronte è il richiamo per un grande cambiamento collettivo. Non basta appellarsi alla legge, alle istituzioni, alla politica: è necessario, certo, ma non basta. E allora anche io, anche noi dobbiamo esserci. Siamo chiamati a dare qualcosa: se ognuno deve fare la sua parte, immagino un momento concreto, insieme. In strada, in piazza. Fuori dai social e fuori dalla pagina di carta di un giornale. Uscire di casa e togliere tempo alla nostra quotidianità per dedicarlo a qualcosa che chiama in causa tutti noi.
Ed è per questo motivo che il gruppo QN ha deciso il 25 novembre di scendere in piazza. Appuntamento a Firenze, alle 12:30 in piazza della Signoria, per fare un minuto di rumore.
L’invito per tutti è a indossare qualcosa di rosso e portare qualcosa che faccia puro rumore. Uccidendo per sempre il silenzio di chi non vuol sentire.