Sinner non bluffa

di Furio Piccione

Sinner non bluffa

| lunedì 27 Apr 2026 - 11:57

Alcaraz gli manca

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Jannik Sinner ha vinto ieri contro il danese Elmer Moller la sua 19esima partita consecutiva, portando il record del 2026 a 26 successi e 2 sconfitte. Si è così qualificato agli ottavi di finale del torneo di Madrid, quarto ATP 1000 della stagione, e gli altri tre gli sono finiti in tasca: Indian Wells, Miami, Montecarlo. Uniti al torneo di Parigi-Bercy dello scorso novembre fanno già quattro 1000 consecutivi, e siccome nessuno ne ha mai vinti cinque di fila l’extra motivazione per trionfare anche a Madrid è bell’e servita. Non sarà un problema trovarla nemmeno nei prossimi due tornei: Roma, dove Jannik non ha mai vinto e per ovvi motivi è attesissimo, e Roland Garros, l’ultima gamba dello Slam che gli manca, il grande obiettivo stagionale dichiarato.Quando parliamo di Sinner la tendenza a stilare degli elenchi è irresistibile, perché non è mai esistito nella storia dello sport italiano un simile vincitore seriale. Naturalmente il fatto che sia un tennista – e dunque un atleta da circa 80 partite all’anno – aiuta. Per citare i fenomeni ai quali abitualmente lo accostiamo, fra slalom e gigante Alberto Tomba gareggiava una ventina di volte a stagione, più o meno quanti erano i gran premi annuali di Valentino Rossi. È la stessa unità di misura di Sinner, una ventina di tornei, ma ciascuno di loro contiene 5, 6, 7 partite. E occorre fare mente locale per apprezzare la straordinarietà di un dato: il 90 per cento di queste partite danno la sensazione di essere vissute come un altro giorno in ufficio. Jannik le affronta con grandissima serietà per non avere sorprese, e questo è parte integrante del suo valore, ma la sua superiorità è talmente netta da mangiarsi un bel po’ di pathos. L’altro giorno a Madrid, primo turno contro il francese Bonzi, ha perso il primo set, un’autentica rarità statistica visto che era la seconda volta che gli succedeva in questa serie aperta di 19 vittorie. Gli è servito per stringere i bulloni, nel senso che occorreva adeguare i colpi all’altitudine della capitale spagnola, e filarsela senza altri problemi verso la vittoria in tre set.Sinner risulta del tutto credibile, quindi, quando dice che l’assenza di Carlos Alcaraz sia un momento triste per il tennis, e che la competizione col campione spagnolo renda tutto più bello anche per lui. Non è soltanto sportività, della quale l’altoatesino è comunque dotatissimo, c’entra anche l’esigenza di avere almeno un rivale all’altezza, qualcuno battibile soltanto a prezzo di una grande prestazione, e se ci perdi non hai sorpreso né tanto meno deluso nessuno perché ci può stare, è un equilibrio che va a periodi, l’anno scorso Carlos ha vinto quattro volte su sei, mentre fra ATP Finals e Montecarlo Sinner è in serie aperta da due. E dunque, in una situazione che è chiaramente controintuitiva, il vantaggio di poter vivere la stagione sulla terra rossa senza l’unico giocatore col quale vai in campo 50 e 50 è compensato dalla pesantezza di andare in campo sempre e comunque da gran favorito. Sono mind games, giochi mentali, ma anche la conferma di quanto un avversario formidabile costituisca una ricchezza.

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