Non è ancora calata la sera, sono a petto nudo, in spiaggia. Non c’è nessuno. Una mossa decisa, addio ombrellone, spezzato. Un altro filmato, ha un cappellino in testa, usa la maglietta per coprirsi il volto mentre apre i cassetti, rovista tra gli scaffali. Sotto gli occhi delle telecamere.
“Entrano in azione incappucciati perché sanno che abbiamo gli occhi elettronici. E portano via i liquori”, è preoccupato Matteo Fogli, titolare del bagno Onda Blu, lido degli Estensi. “Sono entrati due volte nel chiosco, tutti i week arrivano 50 ragazzini che fanno il disastro, portano via gin, rum, vodka. Rompono tutto”.
La sua è una delle tante voci dalle spiagge, titolari di stabilimenti balneari che si sentono in balia dei maranza, esaspareati. C’è chi paga i guardiani, chi fa le ronde, dorme con un occhio solo nello stabilimento. Si danno il cambio dall’una alle 6 del mattino, con turni di tre ore.
“Dall’una di notte non dovrebbe esserci nessuno lungo la spiaggia, c’è un’ordinanza che lo vieta. Invece in quelle ore quella striscia di ombrelloni e lettini diventa cosa loro, una terra di nessuno”.
Non sono rimasti con le mani in mano, si uniscono, fanno fronte comune. Due, tre stabilimenti. Poi cinque, sei mettono mano al portafoglio, fanno squadra per risparmiare sulle spese della vigilanza privata.
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