Mancavano 88 minuti allo scadere della terrificante deadline che aveva fissato, minacciando di cancellare un’intera civiltà e gettando il mondo in uno stato di terrore collettivo che non si conosceva dalla Guerra fredda, se non dalla Seconda guerra mondiale.
Senonché, alle 18,32 di Washington, poco oltre la mezzanotte e mezza italiana, Donald Trump ha annunciato di avere accettato un cessate il fuoco di due settimane, rinunciando così a un attacco indiscriminato contro le infrastrutture energetiche, le centrali elettriche e i ponti iraniani, distruzioni che avrebbe rappresentato secondo tutte le analisi un colossale crimine di guerra, in altrettanto colossale contraddizione con la «benedizione» al popolo iraniano espressa dal presidente nello stesso post in cui annunciava la morte della sua millenaria civiltà.
Ma cos’è successo? Cosa ha fatto a cambiare idea a Trump? O ha sempre bluffato, nell’ormai stucchevole (se non fosse drammatica) retorica del Taco (Trump always chickens out, si tira sempre indietro), il leader che minaccia (letteralmente) l’apocalisse e poi si accontenta di un deal tutto da decifrare?
Appunto, tutto è da decifrare e per le risposte ci vorranno giorni, o settimane. Qualcuna la si può tentare fin d’ora. Di certo, il mondo tira un sospiro di sollievo insieme a Leone XIV, il Papa che nelle ore delle grande incertezza aveva espresso preoccupazione ma anche indignazione, con parole vibranti che i politici esitano a usare. Perché del Trump «cane pazzo» ora hanno paura anche i presunti amici.
