Alemanno dopo Rebibbia: «Mi è mancato un bicchiere di vino ma in carcere ho trovato empatia, sono…

di Furio Piccione

Alemanno dopo Rebibbia: «Mi è mancato un bicchiere di vino ma in carcere ho trovato empatia, sono…

| mercoledì 24 Giugno 2026 - 23:29

L’ex sindaco di Roma racconta la vita in cella, la ritrovata catenina in memoria di Paolo Di Nella e il futuro politico con Vannacci

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Gianni Alemanno che emozione ha provato lasciando Rebibbia?«Beh, ovviamente un’emozione molto forte perché chiaramente, quando uno fa un anno e mezzo di carcere, si domanda sempre "quando esco chi ci sarà, chi non ci sarà", se reggeranno gli affetti, le amicizie. Per fortuna vedo che sia gli affetti familiari, sia l’amicizia comunitaria hanno retto e quindi questo per me è il regalo più bello».Cosa ha sofferto di più del carcere?«La sofferenza era una sofferenza indotta. Io sono bene o male abituato con l’alpinismo, i campi in montagna, quindi non è che ho sofferto per le condizioni disagiate, che pure c’erano. Ma vedere tanta gente che stava male e non potere fare nulla… ecco, questo: era più un stare male per vedersi intorno tanta gente a cui non veniva data nessuna possibilità di uscire fuori, questo veramente è stata una cosa che mi ha colpito molto».L’ultimo gesto in che ricorda?«Prima di uscire ho abbracciato quel vecchietto di 88 anni, Antonio Russo, che ha avuto la grazia da Mattarella. Sta ancora là dopo tre mesi e lo dovreste vedere. L’ho dovuto abbracciare, io esco e lui sta ancora dentro. Anche questo è veramente incredibile».Com’è stato l’impatto?«Ho trovato una grande empatia, poi, non ci crederete, ma la maggior parte dei detenuti sono tutti di destra. E’ strano ma è così e devo dire che si sono creati anche dei rapporti umani molto significativi che mi porterò anche fuori. Però vi dico che in carcere è quasi casuale la presenza di una persona al posto di un’altra. Cioè, tra la crisi della giustizia, i tribunali di sorveglianza bloccati, il dap che non funziona, la presenza in carcere è un fatto di fortuna. Ho visto delle situazioni veramente da rimanere a bocca aperta».Abbiamo un’idea sbagliata del carcere?«C’è l’idea che si tutela la sicurezza del cittadino affermando la solita frase "buttiamo le chiavi", eccetera eccetera… E’ esattamente il contrario. Io non rinnego nulla di tutto quello che ho fatto nel periodo in cui ero sindaco, in cui ho fatto le ordinanze, le delibere molto severe sulla sicurezza, ma dico che per tutelare il cittadino ci vuole un carcere che funziona, che porta alla rieducazione. Questo invece è un carcere criminogeno che moltiplica la recidiva e diventa l’università del crimine. L’idea che la sicurezza del cittadino si tutela con il carcere è disumana, anzi è esattamente il contrario».​​Una persona che vedrà è il generale Vannacci. Lei ha detto che non siete d’accordo su tutto.«No, io ho detto che non si deve essere d’accordo su tutto. Ho detto che Vannacci è la novità e la novità è la rottura, il cambiamento: è quello il dato su cui siamo d’accordo. Poi, per vedere le varie cose, ci sarà tempo per confrontarci. Non è questo il momento».Quando è uscito dal carcere qualcuno ha detto: "Ma è abbronzato, come mai è così abbronzato?".«Certo! Io la mattina alle otto e mezza andavo a correre sotto il sole nel campo sportivo e a fare ginnastica all’aria aperta. Quindi stavo dalla mattina alla sera sotto il sole a fare sport».Rovistava nella busta dei suoi effetti personali, c’era una catenina d’oro con una croce celtica…«Sì, è la catenina d’oro che mi ricorda Paolo Di Nella. Io stavo nella stessa cella in cui stavo quarant’anni fa, la stessa cella dove stava Paolo, che è stato ucciso sei mesi dopo con una spranga».Lei si è fatto otto mesi di carcere anche da ragazzo…«Sì, è stata rubricata come una piccola cosa, però quella piccola cosa mi ha impedito di prendere la condizionale anche in questo caso».​​Si sente un uomo più forte oggi?«Forse sì, perché le esperienze cambiano le persone, ti danno la possibilità di vedere tante cose che non vedi, soprattutto di accontentarti del minimo, delle cose elementari: un bicchiere d’aranciata fresca, un ghiacciolo, diventa un fatto importante e quindi imparare queste cose ti rende molto più forte».Cosa le è mancato di più?«Mi è mancato l’orizzonte, cioè io sono amante della montagna, in carcere non c’è mai l’orizzonte, c’è sempre un muro. E poi, anche un bicchiere di vino».

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