Dall’aprile 2023 al maggio 2026 passano tre anni. Un tempo lungo, incompatibile con i problemi di salute, soprattutto se urgenti. Eppure le liste d’attesa della sanità pubblica in Puglia – nel caso specifico della signora Annalisa Fanelli, tarantina di 50 anni – creano situazioni talmente incredibili da suscitare sorrisi amari, rassegnazione e rabbia per le carenze che costringono a rivolgersi alle strutture private per restare attaccati alla vita. La signora Fanelli ha potuto farlo. Ha un figlio di 23 anni, lavora e fa anche turni notturni.
Lei si considera fortunata?
«Non saprei, però mi metto nei panni di chi è più sfortunato di me e non può permettersi di pagare una struttura privata. Io in tre anni sarei morta perché avevo una patologia ginecologica invalidante e dovevo essere operata subito».
Ora come sta?
«Sto bene fortunatamente, sono una persona che fa sport e ha reagito bene all’intervento operatorio».
Racconti, quando comincia questa storia?
«Una sera dell’aprile 2023 quando in preda a dolori lancinanti, che mi piegavano in due chiamo il 118 e corro in ambulanza al pronto soccorso del Santissima Annunziata».
La visitano subito?
«No, ero codice azzurro. Erano più o meno le 11 di sera, arrivava gente e bambini da tutti i paesi della provincia. Medici e infermieri erano occupatissimi con i codici rossi e io aspettavo il mio turno seduta su una panca».