“Banditi a Milano” di Carlo Lizzani

di FabMind

“Banditi a Milano” di Carlo Lizzani

| lunedì 22 Mag 2017 - 16:09

Un instant movie è un film che ha per argomento un fatto di cronaca molto recente e di grande risonanza nell’opinione pubblica.
“Banditi a Milano” di Carlo Lizzani è uno dei migliori instant movie della storia del cinema italiano e racconta i tragici fatti di Milano del 25 settembre 1967 quando una banda di criminali, la banda Cavallero composta da Pietro Cavallero, Sante Notarnicola, Donato Lopez e Adriano Rovoletto, fuggendo dopo una rapina seminarono per trenta lunghissimi minuti lungo le vie cittadine il terrore e la morte, fuggendo a bordo di una Fiat 1100 rubata.
Alla fine i morti lasciati in terra furono tre e dodici furono i feriti.
Nel 1968 erano passati solo pochi mesi da quel tragico pomeriggio, e Carlo Lizzani iniziò a girare il film volendo raccontare quegli avvenimenti mentre il processo penale era ancora in corso e tutta l’opinione pubblica nazionale ne discuteva.
Il film di Lizzani è concepito come una finta inchiesta sulla criminalità delle grandi città che in quel periodo stava diventando un problema molto serio.
Viene intervistato il giovane commissario Basevi (Tomas Milian) che racconta come è cambiata la malavita milanese con il boom economico evolvendosi in vari settori: prostituzione, gioco d’azzardo, taglieggiamento e rapine.
Appare anche Luigi Rossetti, detto Gino lo Zoppo, un rapinatore appena uscito di galera che racconta i metodi e i modi dei una malavita “gentile” che era chiamata “la ligera” sostituita ormai dalla brutale e violenta criminalità moderna.
Seguono altri casi di criminali, piccoli episodi, piccole comparse del sottobosco della mala milanese, fino ad arrivare a quei “dodici chilometri di asfalto rosso di sangue” per la rapina al Banco di Napoli di largo Zandonai.
A questo punto il film decolla e la narrazione diventa drammatica nella ricostruzione degli eventi con le magistrali riprese degli inseguimenti e sparatorie che diventeranno il punto di riferimento per il successivo filone di cinema poliziottesco.
Ad interpretare la figura principale della banda dei quattro criminali è un Gian Maria Volontè con una recitazione decisamente sopra le righe a voler sottolineare la spavalderia del bandito Cavallero (nome che nel film è stato mutato in Canestraro).
Affiancato dai complici Don Backy, Ray Lovelock e Pietro Mazzarella.
E’ un film di cronaca che ha il pregio di mantenere la distanza da ogni speculazione politica.
Il protagonista ha ispirazioni rivoluzionarie, ha origini proletarie e motiva le sue azioni criminali, almeno inizialmente, con la volontà di ottenere da solo quella giustizia e uguaglianza sociale che la società moderna gli ha sempre negato.
Ma alla fine Canestraro si rivela in un criminale egoista e cinico, esattamente come appariva Cavallero in quel periodo mentre i giornali riportavano le cronache del suo processo penale.

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