Hanno ricevuto un messaggio su WhatsApp di sabato sera, intorno alle 22, con l’avviso di non presentarsi a lavoro a partire dal lunedì successivo, senza altre spiegazioni. È quello che è capitato a 65 lavoratori della Logista, multinazionale spagnola leader nella distribuzione del tabacco in Europa, che martedì 3 agosto, dopo la prima giornata di mobilitazione davanti all’azienda, all’interno dell’interporto di Bologna, si sono nuovamente ritrovati per protestare ma stavolta in Valsamoggia, dove ha sede la Philip Morris, che con alla stessa Logista ha affidato la movimentazione di alcune sue merci. I lavoratori in questione non sono direttamente alle dipendenze della multinazionale iberica, ma sono assunti dalla Logistic Time srl, che fa parte del Consorzio Metra di Pomezia, alla quale Logista ha appaltato le mansioni nel sito emiliano. Oltre a questi, fanno però notare dal sindacato Si Cobas, sono a rischio anche i posti di lavoro dei 15 dipendenti diretti presenti a Bologna. La paura di lavoratori e sindacati è che il gruppo voglia delocalizzare le attività, pur restando in Italia, in nome del profitto, anche perchè nell’insediamento bolognese, proprio grazie all’attività di Si Cobas, nel corso del tempo sono stati ottenuti diritti negati altrove. La Città Metropolitana di Bologna ha già annunciato un tavolo di solidarietà, mentre Logista e Logistic Time hanno precisato che il messaggio inviato sabato sera non equivale ad un licenziamento e che il sito verrà chiuso solo a inizio settembre, all’interno di un più ampio progetto di riorganizzazione. Intanto, però, rimane lo stupore e l’amarezza per i lavoratori e le lavoratrici bolognesi, come Veronica, madre di un bimbo di 9 mesi e di due gemelli di 5 anni, a rischio lavoro insieme suo marito, anche lui dipendente nello stesso stabilimento, o come Elvisa, 34enne da sette anni sempre allo stesso posto e con due figli da mantenere.
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