Dall’esterno sembra che tutto sia congelato alle prime ore dopo la strage di Capodanno. È come se a Crans-Montana il tempo si fosse fermato in ciò che resta del disco-bar Le Constellation, da dove arriva in strada ancora forte l’odore del rogo. Sono invece in piena corsa le audizioni dei testimoni, mentre montano le polemiche per il mancato arresto dei titolari e per le mancate dimissioni di Sindaco e consiglio comunale. Non solo in Svizzera.
Come è di regola, gli inquirenti sentono i testimoni dai primi momenti dopo il disastro. Si parla di 100/200 sopravvissuti, dei soccorritori e dei responsabili dei controlli sulla sicurezza. Ci vorranno giorni, se non settimane, per definire un quadro accettabile di quello che è accaduto, ma il modo di condurre le indagini della procuratrice cantonale Béatrice Pilloud sul più grave disastro della storia recente elvetica solleva polemiche anche nell’austera Svizzera e negli altri paesi di provenienza delle vittime.
«Non si abbandona la nave quando il mare è in tempesta», ha ripetuto il sindaco Nicolas Féraud, ma con il passare delle ore aumentano coloro che lo invitano a fare un passo indietro e a dimettersi dopo che ha ammesso che dal 2020 non sono stati fatti controlli al locale di rue Centrale, se si esclude due interventi per un maniglione antipanico nella veranda. In Svizzera ciascuno dei 26 Cantoni ha una legge antincendio, la maggior parte gestisce direttamente i controlli. Nel Vallese sono i singoli Comuni a fare le verifiche e Crans-Montana ha delegato una ditta privata che ne ha eseguite appena 40 in esercizi pubblici sulle 1.430 totali.
