Il post-Alonso: tensioni al Bernabéu
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Sono passati 40 giorni dall’ultimo turno di Champions League, quando sembrava improbabile rivedere Xabi Alonso sulla panchina del Real Madrid alla ripresa del calendario europeo. La profezia si è avverata: l’allenatore basco è stato esonerato una settimana fa, con un comunicato ufficiale che ha parlato di "decisione presa di comune accordo". Al suo posto, il club ha richiamato il vecchio amico Carlo Ancelotti, ribattezzato "Alvaro Marvelous" per il suo stile manageriale.Stasera, al Bernabéu, il Real affronta il Monaco in una partita cruciale per avvicinare la qualificazione diretta agli ottavi. Ancelotti è subentrato in tempo per l’umiliazione contro l’Albacete, squadra di Segunda División in Copa del Rey. Sabato, però, è arrivata una vittoria sofferta contro il Levante al Bernabéu, che ha permesso ai Blancos di tallonare il Barcellona – battuto domenica a San Sebastian – a un solo punto in Liga.Tutto liscio, dunque? Non proprio. Lo stadio ha fischiato i giocatori con una durezza impressionante, colpendo soprattutto Vinicius, Bellingham e Valverde, percepiti come oppositori di Alonso. Per la prima volta in dieci anni, il pubblico ha invocato le dimissioni di Florentino Pérez, un "reato di lesa maestà" che ha lasciato sbalordito il presidente 79enne.Il retroscena decisivo per l’esonero risale alla Supercoppa di Riad. Il Barcellona, vincitore surreale della finale, si era disposto in due file per applaudire i rivali durante la premiazione del secondo posto – un’usanza spagnola, esplosiva nei Clásicos dai tempi di Mourinho. Alonso aveva invitato i suoi a fare lo stesso per i catalani, ma Mbappé ha rifiutato con gesti netti, portando i compagni negli spogliatoi e lasciando il "triste solitario di finale", come nel capolavoro di Osvaldo Soriano. La scena non è sfuggita a Pérez: 24 ore dopo, l’esonero.La deriva era partita da ottobre, quando Vinicius contestò pubblicamente una sostituzione senza rimproveri dal club. Sabato, Ancelotti era in tribuna: salutato mesi fa come un "vecchio amico bollito", stavolta è stato applaudito con rimpianto. Lui sa gestire primedonne con bonarietà, facendole correre quel tanto che basta per vincere. Ma al Real, come al Moulin Rouge, le ballerine cambiano: la musica, però, la scrive sempre il presidente.
