Dal paradiso all’inferno e ritorno. Attraverso un purgatorio lungo e faticoso per la rinascita dell’uomo e del calciatore. Fabrizio Miccoli, 47 anni, da San Donato di Lecce, ex bomber del Palermo e della Nazionale, sta vivendo la sua terza vita, cominciata in un giorno di metà maggio del 2022, quando i cancelli del carcere di Rovigo si sono riaperti, e lì è riapparsa la luce.
Fino ad allora, Miccoli, si era accontentato del suo talento («non mi sforzavo, puntavo solo su quello»), era finito nel frullatore della notorietà, sopraffatto dal delirio di onnipotenza, ed era precipitato su una brutta pagina di cronaca giudiziaria, con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso. In un’intercettazione telefonica col figlio del boss Salvatore Lauricella aveva oltraggiato la memoria di Giovanni Falcone, chiamandolo «quel fango».
La storia è nota, e viene raccontata per la prima volta nel libro di Lorenzo Avola e Carolina Orlandi, «Gloria e peccato di un campione» edito da «66thand2nd». L’ex numero 10, tutto estro e velocità, è costretto a fermarsi. A fare i conti con la propria coscienza, con la famiglia e con una città, Palermo, che lo aveva accolto come un re. Inevitabile per cominciare la terza vita, diversa quasi opposta, alle prime due. Il calcio, sempre. Ma con le donne. «Perché sono loro il motore di tutto».
Miccoli, allena le donne?
«È proprio mia la squadra e ne sono orgoglioso come mai prima. Le ragazze mi danno energia, mi rendono fiero. Quest’anno abbiamo vinto la Coppa di Puglia e il campionato e adesso ci sono i playoff per andare in serie C».
Come nasce l’idea?
«Devo tanto alle donne, quelle della mia famiglia, mia moglie Flaviana e mia figlia Swami, sono state il motore della mia rinascita. Senza di loro non ce l’avrei mai fatta. Ho aperto la scuola calcio e da due anni ho questa squadra, si chiama ASD Fabrizio Miccoli femminile, ma non ci avevo mai puntato tanto, abbiamo fatto due secondi posti. Poi ho deciso che dovevo vincere ed eccoci qui. A maggio ci tocca un girone di ferro per andare in C». L’intervista continua sul sito del Corriere.
