È rientrato nel luogo più venerato della cristianità, il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, dopo lo stop che l’esercito israeliano aveva imposto nel giorno della Domenica delle Palme. Il Patriarca Latino di Gerusalemme ha potuto celebrare nel Santo Sepolcro i riti del Triduo Pasquale con la Messa in Coena Domini del Giovedì Santo e la veglia pasquale di oggi, Sabato Santo.
Celebrazioni pasquali che si tengono per forza di cose in tono minore, all’interno di una Basilica del Santo Sepolcro, dove secondo la tradizione si trovano sia il luogo della passione – il Golgota – che quello della sepoltura di Gesù Cristo. Le liturgie hanno infatti coinvolto solo un piccolo gruppo di religiosi, senza fedeli né pellegrini, in una chiesa vuota, in ottemperanza alle restrizioni imposte dal Comando del Fronte Interno israeliano a causa della guerra in corso in Medio Oriente.
Quanto si era verificato domenica 29 marzo non aveva precedenti nella storia della chiesa. Per la prima volta nella Basilica del Santo Sepolcro l’esercito israeliano aveva impedito al Patriarca e al Custode di Terra Santa di celebrare la messa della Domenica delle Palme, sebbene si trattasse di una celebrazione in forma privata.
"Nessuna terra – sono le parole pronunciate da Pizzaballa nel corso della celebrazione del Sabato Santo – è per sempre contesa, nessuna ferita è per sempre insanabile, nessuna memoria è per sempre prigioniera dell’odio. Non perché sia facile, sappiamo quanto sia difficile, ma perché la direzione della storia è cambiata. Non camminiamo più verso la morte: da questo sepolcro, la morte è alle nostre spalle. E anche quando la guerra sembra dirci il contrario, noi siamo quelli che hanno visto la pietra del sepolcro rimossa".
"Se il sepolcro è vuoto – ha detto – allora nulla è veramente chiuso".
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