Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera aperta di Marina Ruoppolo, 18 anni, che si è appena diplomata al Liceo Classico Umberto I di Napoli con 100. Senza la lode però, perché l’ultimo giorno di scuola è scesa a festeggiare in cortile insieme ai suoi compagni, infrangendo un divieto, e per questo hanno preso tutti 8 in condotta, voto che in base alla nuova disciplina del comportamento preclude la possibilità di prendere il massimo dei crediti scolastici.
Cara preside. Anzi, la chiamo col nome che le hanno assegnato: cara dirigente scolastica, cari professori, caro ministro e cari tutti quelli che stanno contribuendo all’uccisione dell’istituzione scolastica, guardiamoci attorno, cosa resta? Nell’appiattimento di ogni pensiero divergente in nome di un’approssimativa e spesso falsa valorizzazione delle competenze personali, cosa resta della scuola? Cosa resta del tempo in classe se di anno in anno è sempre più sacrificato per lasciar posto a una serie di attività formalmente volte a far trovare ad ognuno di noi il proprio posto nel mondo, come se fosse una cosa che si deve cercare, individuare e raggiungere, proprio come un obiettivo? Orientarsi, conoscersi, trovare una direzione o fabbricare, impacchettare e spedire all’ufficio più adatto?