Il 18 settembre 2026, un tredicenne entra armato nella scuola media Giovanni Verga di Centocelle, a Roma. Non è un gesto improvvisato: ha preparato l’aggressione in anticipo. Con sé porta due coltelli, occhiali da softair e uno smartphone fissato a un caschetto, pronto a registrare tutto.
Il suo obiettivo è la professoressa. Entra in classe, spruzza lo spray urticante e la colpisce con tre coltellate al fianco. Tutto viene filmato in diretta.
Ma perché registrare un’aggressione? E soprattutto: chi avrebbe dovuto guardarla?
Ho seguito le tracce di quel video per capire cosa è successo dopo. Dalle chat private ai social, fino alle community online dove immagini di violenza vengono condivise, commentate e trasformate in meme.
Sono partita da un dettaglio: la scritta TMD sulla maglietta del ragazzo. Da lì, un viaggio dentro la True Crime Community e nelle sue frange più estreme.
Ho ricostruito commenti, conversazioni e la circolazione di quel video per capire cosa succede dopo. Può diventare un meme. Un trofeo. Una provocazione. Ma può anche diventare un modello da imitare?
Perché quello di Roma non è un episodio isolato. Negli ultimi mesi, altri due adolescenti, in provincia di Bergamo e in provincia di Trapani, sono stati coinvolti in episodi di violenza contro insegnanti. Nei casi compaiono alcuni elementi: l’annuncio online, la registrazione dell’aggressione, la costruzione di un’immagine attorno al gesto e, dopo, la sua circolazione sui social.
La domanda, allora, non è soltanto perché un tredicenne abbia portato due coltelli a scuola. È cosa succede quando il suo gesto diventa il contenuto di qualcun altro. E se, dall’altra parte dello schermo, qualcuno stia già pensando a come ripeterlo.
⚠️ Questo video tratta contenuti riguardanti violenza, aggressioni e comunità online estremiste. Il materiale viene analizzato con finalità giornalistiche e di documentazione.