Il Barcellona gioca oggi (col solito presidente)

di Furio Piccione

Il Barcellona gioca oggi (col solito presidente)

| mercoledì 18 Mar 2026 - 11:43

La squadra spagnola affronta il Newcastle nella gara di ritorno degli ottavi di Champions

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Questa sera, anzi, all’ora dell’aperitivo perché la sua è la partita delle 18.45, il Barcellona affronta il Newcastle nella gara di ritorno degli ottavi di Champions. La promozione non è scontata, dopo il faticoso 1-1 in Inghilterra della scorsa settimana: però se delle 19 gare casalinghe della stagione il Barça ne ha vinte 18, che fossero allo stadio olimpico del Montjuic o nel cantiere del Camp Nou, un motivo ci sarà. La fase difensiva dei catalani continua a essere – come dire? – molto emozionante, ma l’attacco è sempre uno show iper-realista con 77 gol in Liga, 23 in Champions, 9 in Copa del Rey e 8 nelle due gare di Supercoppa spagnola. Totale 117, unica europea assieme al Bayern ad aver già passato, e abbondantemente, la fettuccia delle 100 reti stagionali. Del resto quando i tuoi attaccanti laterali si chiamano Lamine Yamal e Raphinha, nel ruolo di centravanti si alternano Lewandowski e Ferran Torres, e alle spalle di questi satanassi giostrano Pedri e Dani Olmo, l’effetto è garantito.La marcia della squadra di Flick, che in Liga mantiene quattro punti di margine sul Real Madrid, non è però il tema barcellonista che ci interessa oggi. Più interessante la rielezione per altri 5 anni di Joan Laporta alla presidenza, avvenuta nel week end. È stato il solito successo annunciato, ottenuto col 68 per cento dei voti, per questo avvocato catalano – fiero indipendentista – che segna da 25 anni la storia del Barca. Prima è stato il presidente che con l’ingaggio di Ronaldinho ha riavviato la storia della società blaugrana, pescando poi il jolly di Messi nella famosa cantera – il settore giovanile – e da lì costruendo quella che con Xavi, Iniesta, Pujol, Piqué, Eto’o, Dani Alves, Fabregas, Busquets, Pedro, Villa e naturalmente Pep Guardiola in panchina, è stata probabilmente la squadra di club migliore della storia. Dopo una parentesi politica molto al di sotto delle aspettative, Laporta si è riaffacciato al Camp Nou nel momento del panico, era il 2020, quando si scoprì che il suo predecessore Bartomeu aveva lasciato un buco da 1 miliardo e 350 milioni. Qualsiasi altra azienda sarebbe fallita alla velocità della luce. Qualsiasi tranne il Barcellona, che come scrisse una volta Manuel Vasquez Montalban è “l’esercito disarmato della Catalogna”, e come tale va trattato, specie in tempi di accesi separatismi. Sepolto sotto un deficit inverosimile, dovuto almeno in parte al compenso dissennato garantito per anni a Messi, Laporta è stato molto abile a diminuire il debito vendendo pezzi di futuro del club, dai palchi vip del Camp Nou ristrutturato a una quota consistente dei futuri diritti televisivi, e seguendo a parole Florentino Perez nell’avventura soltanto immaginata della Superlega.Così si è assicurato la non belligeranza del Real Madrid sul tema del debito – non si va contro l’unico alleato – e persino sullo scandalo arbitrale relativo almeno in parte agli anni del suo primo mandato. Ecco, questo è stato un gran risultato. Xavi, giubilato dopo un titolo di campionato, ha rilasciato a dieci giorni dalle elezioni un’intervista molto velenosa, nella quale sottolineava come Laporta non avesse avallato il ritorno di Messi dopo le due stagioni al Psg. Ma con Yamal che guadagna ancora una piccola parte dei proventi di Leo – ed è Yamal – chi glielo faceva fare?

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