Quando un fake diventa uno slogan politico reale
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Agli inizi dell’attacco israelo americano contro l’Iran, ai primi di marzo, migliaia di iraniani sono scesi in strada cantando e gridando Bibi joon. Bibi è il soprannome del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Joon in persiano significa anima, cara, mio tesoro. Quindi, Bibi Joon significa, caro Bibi, Migliaia di iraniani sono scesi in strada a Teheran gridando Caro Bibi. La notizia è falsa. Falso era il video su Instagram generato dall’intelligenza artificiale. Che fosse un falso si è acclarato praticamente subito. Ciononostante, la pagina Instagram di Prime Israel l’ha diffuso molte e molte volte in inglese. Il video ha fatto milioni di visualizzazioni. E quel Bibi joon cantato dagli iraniani in strada è diventato un meme, è diventato uno slogan politico ed è stato usato anche all’estero, dagli iraniani della diaspora contro gli ayatollah.Quindi Bibi joon è un fake che diventa uno slogan politico reale. E siamo nel campo della realtà. Siamo nel campo in cui la distinzione tra finzione e realtà sostanzialmente salta. Perché l’effetto politico c’è. In ogni caso il percorso di questo fake ce lo illustra abbondantemente. Del resto questa è davvero la prima guerra dell’intelligenza artificiale, non soltanto perché armi micidiali come i droni si avvalgono dell’intelligenza artificiale, ma perché l’intelligenza artificiale entra direttamente in campo nelle rispettive propagande.Anche l’Iran, ricordiamolo, ha usato l’intelligenza artificiale, ad esempio, per produrre video in cui F-35 americani vengono abbattuti e si ritrovano nel deserto persiano con intorno la popolazione iraniana.I media israeliani favorevoli a Netanyahu hanno usato questo fake bibi Joon come se fosse vero, lanciando a loro degli slogan veri e propri, sostenendo che se in Iran era così apprezzato Netanyahu, sarebbe stato il caso che anche gli israeliani lo apprezzassero. Non meno naturalmente Netanyahu si gioca sulla guerra con l’Iran buona parte della propria sopravvivenza politica e forse anche della propria libertà visto che ha sulla testa un pesante processo per corruzione che è stato interrotto sine die praticamente dagli attacchi del 7 ottobre in poi contro Israele.Cosa succede in Israele andando verso le elezioni di ottobre? Succede che la stragrande maggioranza degli israeliani è favorevole alla guerra contro l’Iran, cioè alla battaglia finale contro Amalek, contro l’arcinemico di Israele. E tuttavia questa stragrande maggioranza non corrisponde a un appoggio di egual peso verso il governo Netanyahu e verso la maggioranza che sostiene il governo Netanyahu, che resta attestata intorno al 40% e che quindi allo stato non avrebbe, in caso di elezioni, la maggioranza assoluta nella Knesset.Piccoli brandelli di realtà, come si vede, continuano a persistere ostinati, nonostante l’intelligenza artificiale.
«L’ultima Fenice» è la rubrica di Goffredo Buccini che esplora il confronto epocale di questi anni tra democrazie e autocrazie: interviste e analisi, per scoprire il destino che attende la politica internazionale.
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