Il 21 marzo 2022 il Boeing 737 di China Eastern con 132 persone a bordo si è disintegrato a terra alla velocità del suono perché chi era in cabina ha spento entrambi i motori — a circa novemila metri di quota —, ha tolto il pilota automatico, ha impostato l’assetto per rendere ancora più aerodinamico il velivolo e ha spostato in avanti la cloche, buttando giù il muso, così da raggiungere la massima velocità possibile. Oltre quattro anni dopo, e tra i silenzi delle autorità di Pechino, è possibile avere una certezza sulla più grave sciagura aerea in Cina negli ultimi trent’anni.
Non è la parola fine: non si sa ancora se il responsabile sia il comandante, il primo ufficiale (che resta il principale indiziato) o il secondo ufficiale. Gli occidentali avevano da subito ipotizzato il gesto intenzionale. Ma ora è tutto nero su bianco. La svolta emerge dalla lettura che un comandante e un esperto di indagini aeronautiche hanno effettuato per conto del Corriere sulla base delle informazioni contenute in una serie di documenti — 1.959 pagine su un totale di 2.818 — che gli investigatori americani hanno consegnato attraverso una richiesta di accesso agli atti negli ultimi giorni.
