Il rapporto madri–figlie è quasi sempre riconosciuto come sublime e intoccabile, ma non tutte le relazioni sono uguali. Ci sono madri che non rappresentano la casa, ma un enigma. Non rifugio, ma distanza. E il dialogo diventa una traduzione impossibile. L’incomunicabilità diventa un macigno e mancano gli strumenti per capirsi e dirsi davvero.
Ed è proprio in quella crepa che si inserisce “Il mestiere di mia madre” (Piemme), il romanzo di Costanza Ghezzi: un libro che non consola, ma illumina.
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