Il Mondiale a rischio, una forza per Gattuso

di Furio Piccione

Il Mondiale a rischio, una forza per Gattuso

| lunedì 23 Mar 2026 - 11:43

Non possiamo restare a casa per il terzo Mondiale di fila ma nessuno si farà da parte per lasciarci passare

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Nei prossimi giorni vi ripeteranno più volte che non possiamo restare a casa per il terzo Mondiale di fila, e quindi prima che la tensione salga – perché salirà – portandosi via la capacità di ragionamento, analizziamo il senso di questa frase.Non possiamo restare a casa per il terzo Mondiale di fila non è un’evidenza tecnica. Nel 2018 l’Italia era 15esima nella classifica per nazioni della Fifa, e venne esclusa dalla Svezia che era 25esima, 10 posizioni più giù. Nel 2022 andò molto peggio, perché avevamo appena vinto l’Europeo e quindi la classifica Fifa ci vedeva al sesto posto assoluto: ma bastò la Macedonia del Nord, che era la numero 67 al mondo, a tenerci a casa. Questo significa che non possiamo prendere il ranking come un’indicazione attendibile. Oggi siamo 13esimi, la nostra prima avversaria – l’Irlanda del Nord – è 69esima, se la passiamo la seconda e ultima sarà la Bosnia 71 o, più probabilmente, il Galles 35. Facile in apparenza, come tutte le imprese che nascondono un trabocchetto. Ma su questo tema confidiamo che le brucianti esperienze passate abbiano insegnato agli azzurri a non dare niente per scontato.Passiamo ora a quelli che si danno di gomito e – con l’aria di chi la sa lunga – ripetono che non possiamo restare a casa per il terzo Mondiale di fila, sottintendendo una manina che in caso di necessità verrebbe in aiuto alla Nazionale già 4 volte campione del mondo, e quindi più potente e commercialmente importante delle rivali: un arbitro compiacente, un Var tignoso, qualcuno si spinge persino a ipotizzare, in caso di ko, un ripescaggio al posto dell’Iran, impossibilitato a partecipare alla manifestazione per ovvi motivi.Partiamo dall’ultima opzione: il dovere di Infantino è di spendersi in tutti i modi perché l’Iran invece partecipi, a costo – come richiesto dalla federazione di Teheran – di spostarlo nelle sedi messicane o canadesi per tutte le gare che avrà titolo di giocare. Stiamo navigando a vista perché non è mai successo che un Mondiale si disputasse in un Paese in guerra, ma di certo l’Italia non deve nemmeno pensare a pietire posti liberati da un conflitto. O è abbastanza brava da qualificarsi, o non se ne parli proprio. Sulla possibilità – antisportiva anch’essa – che qualcuno ci guardi con un occhio di riguardo, ragioniamo: se la Fifa avesse preoccupazioni del genere, le sarebbe bastato togliere il sorteggio per la sede del secondo playoff. Si gioca sempre in casa della meglio piazzata, e stop. Se non ci ha favorito alla luce del sole – e avrebbe potuto – perché dovrebbe farlo nell’ombra?La verità è che non possiamo restare a casa per il terzo Mondiale di fila perché è l’intero sistema del calcio italiano a non poterselo permettere. Non possiamo per via delle conseguenze, non di premesse e tradizioni che dopo tutti questi anni di crisi sono ormai scritte sulla sabbia. E dunque la realtà dalla quale ripartire è che possiamo restare a casa, altroché se possiamo, ed è proprio perché siamo consapevoli del pericolo che un timido pronostico positivo ce lo possiamo concedere. Una volta digerito che nessuno si farà da parte per lasciarci passare, la superiorità tecnica implicita nel ranking va vissuta come una forza e non un trabocchetto. E il fatto di giocare la seconda partita in una bolgia, beh, è il football signori. I tifosi tifano, è il loro mestiere. Del fatto che Gattuso sappia cavarsela anche in ambienti così abbiamo avuto troppe prove per dubitare. E uno così, i giocatori lo seguono.

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