✨ C’è un equivoco ostinato sulla gioia: la immaginiamo leggera, improvvisa, quasi una fortuna. Gio Evan lo ribalta in "La gioia è un duro lavoro": non è un dono, ma una disciplina. Non coincide con l’euforia, è una scelta che si rinnova ogni giorno, un esercizio di attenzione e presenza.
✍️ Nel suo racconto convivono lutto, solitudine e segni invisibili. La perdita non scompare, si trasforma in linguaggio; la solitudine smette di essere vuoto e diventa strumento. La gioia, allora, non arriva dall’esterno: si costruisce. È rigore, allenamento, fedeltà a ciò che resta anche quando tutto cambia. Una forma silenziosa di resistenza.
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