Ipotesi di Italia 2030 se qualcuno la guiderà

di Furio Piccione

Ipotesi di Italia 2030 se qualcuno la guiderà

| mercoledì 01 Apr 2026 - 23:28

In nove anni di eliminatorie si sono bruciate almeno due generazioni di giocatori

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Saltiamo alcuni passaggi, anche perché ne parlo oggi, e abbondantemente, sul quotidiano, e qui cerco sempre di portare un ragionamento aggiuntivo, il più possibile complementare. Saltiamo il passaggio essenziale di un nuovo presidente federale in grado di portare il sistema calcio italiano dall’analogico al digitale, e anche quello del commissario tecnico che sceglierà, e focalizziamo la nostra attenzione sui giocatori che faranno parte della prossima Nazionale.​ Perché ci sono, la mia convinzione controcorrente è assolutamente questa: ci sono nella prospettiva del prossimo Mondiale, quattro anni quindi, a patto di farli crescere bene e di aggiungere loro altri elementi al momento ancora in fase di formazione. Esattamente questo è il compito che attende i prossimi dirigenti, creare le condizioni perché una nuova generazione possa tirare una riga sul disastro prolungato e conclamato di queste che l’hanno preceduta. Parlo al plurale perché degli azzurri eliminati dalla Svezia nel 2017 a Zenica non c’era nessuno, mentre soltanto sei sono i giocatori che si sono arresi a Macedonia e Bosnia. In nove anni di eliminatorie, quindi, si sono bruciate almeno due generazioni di giocatori.​A parte ovviamente Donnarumma, che nel 2030 avrà 31 anni, credo che andrebbero congedati tutti i giocatori che in prospettiva passeranno la fettuccia dei 30, o per consunzione, o perché se fin qui non si sono imposti a livello internazionale, non lo faranno più. Parlo della generazione dei Barella e dei Dimarco, dei Locatelli e dei Mancini, dei Politano e dei Bastoni. Alcuni di loro sono stati anche campioni d’Europa nel 2021, l’isola misteriosa di gloria che l’Italia s’è saputa ritagliare nel momento del tramonto ancora splendente di Chiellini e Bonucci, del flash in cui Chiesa sembrò un’altra cosa, dell’unico Berardi visto al top, di Jorginho, di Verratti, di un grande Insigne, e dunque di Roberto Mancini che seppe metterli assieme con la complicità umana di Luca Vialli.Dalle ceneri di Zenica emerge un telaio futuribile: Donnarumma, Calafiori, Tonali, Esposito, più un Palestra che sarebbe stato meglio spendere dall’inizio già in Bosnia. Altri nomi da salvare sono quelli di Scalvini, Pisilli, e Kean che fra quattro anni ne avrà 30, e merita un’altra chance. Anche Retegui ne avrà 30, ma il suo sviluppo tecnico si è fermato, chiara dimostrazione che in un campionato minore si possono guadagnare molti più soldi, ma al costo di una crescita interrotta. Restasse in Arabia, non lo chiamerei più.Il disastro della nazionale maggiore ha sollevato il prevedibile polverone, ma quando si diraderà in molti si accorgeranno che l’Under 21 di Silvio Baldini sta facendo benissimo, e diversi dei suoi azzurri progettano il salto: Kayode, Bartesaghi, Ahanor, Koleosho, Ndour, Lipani. In più quest’anno abbiamo scoperto l’uno contro uno di Vergara – e non se ne vedeva da tempo – e causa infortunio ci siamo persi per strada Leoni. Ma lo ritroveremo. Attenzione, non dico che siano pronti, ma che vadano inseriti in un discorso di prospettiva che contempli nel prossimo Europeo una tappa di passaggio nella quale fare esperienza e nel Mondiale 2030 un torneo al quale arrivare pronti per competere, e non solo partecipare come sarebbe stato questa volta. Troppo ottimista? Ognuno reagisce alla depressione come può. E oggi, sinceramente, sono molto triste.

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